Odi et Amo

scritto da Michela Di Napoli
Scritto 4 mesi fa • Pubblicato 14 ore fa • Revisionato 14 ore fa
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Mi
Autore del testo Michela Di Napoli
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Questo testo è molto personale, l'ho scritto per dare forma ad alcune emozioni che non ero in grado di decifrare. Spero possa emozionare anche le persone che lo leggeranno, come ha emozionato me quando l'ho scritto.
- Nota dell'autore Michela Di Napoli

Testo: Odi et Amo
di Michela Di Napoli

L’idea di passare un po’ di tempo tutti insieme forse non è stata granché. Credevo di potercela fare, di poter gestire la situazione e tenerla sotto controllo.
Controllo. Quanto forte mi aggrappo a questa parola quando non so cosa fare? Il concetto di controllo è sopravvalutato per molti, per altri invece è qualcosa di fondamentale per tenere in ordine la loro vita. Ma possiamo tenere davvero al guinzaglio qualcosa di così imprevedibile come questa esistenza?
Vorrei, con tutto il cuore, che la risposta fosse “sì”, ma una parte di me è fin troppo consapevole che non lo sarà mai.
Cerco di respirare, di sorridere a tutte queste facce amiche, ripetendomi che la giornata volgerà al termine a un certo punto, e che tutto tornerà a esistere solamente nella mia testa.
Perché è ovvio che non smetta mai di esserci, in un angolino oscuro della mia mente si ripete come una tortura autoinflitta. Controllo per evitare il masochismo? Ci sto provando. Sto provando a scegliere il sentiero luminoso, la strada spianata. Forse la sto percorrendo, non lo so. Non so più niente.
Controllo.
Consapevolezza.
Decisione.
Salvezza.
Esattamente in quest’ordine, le ripeto come un mantra, ricordandomi che non desidero nulla più della pace della mente. Niente di più. La sola pace.
Così mi sforzo, sorrido, riesco anche a fare qualche battuta di tanto in tanto, giusto per non sembrare del tutto assente.
Se sto mentendo a me stessa? Forse.
Abbiamo davvero possibilità di scelta? Siamo davvero padroni del nostro destino?
Lui direbbe di sì. “Puoi sempre scegliere la tua prossima mossa. Il tuo punto di forza è nel modo in cui pensi, non solo quello in cui agisci.”
Anche se ciò fosse realmente possibile, io non saprei che scelta compiere. Il mio punto di forza è nel mio istinto, qualcosa che né la mente, né le azioni possono comprendere davvero. Se ascoltassi i miei pensieri sentiresti solo confusione, dando un’occhiata alle mie azioni capiresti che ho sempre fatto tutto con lo stomaco, non con la testa.
Ma è sempre questa la differenza, no? Tu hai davvero tutto sotto controllo, non è così? La schiena dritta, lo sguardo fiero; con quella sicurezza che rischia di apparire come arroganza; come quando entri in una stanza e sembri possederla. Come il modo in cui sembri bucare il petto delle persone per guardarci dentro o attraverso. C’è qualcosa che non controlli? Che non metti in ordine? Mi dà così fastidio, quel modo che hai di disporre le cose sul tavolo, per ordine di utilità. Quanta calma ci vuole per comportarsi così? O forse è proprio il contrario?
Anche tu hai quella tempesta dentro di te, non sai che farci, non la riesci proprio a digerire, eh? Sei così tanto puntiglioso, ordinato, organizzato …che questa sensazione non la puoi proprio sopportare, non è così?
Non la sai collocare, non riesci proprio a incastrarla da qualche parte. Non le trovi un posto.
Non mi trovi un posto.
In questo, sono decisamente più brava di te. Io sono disordinata, posiziono le cose sul tavolo solo quando mi dà tranquillità, altrimenti le butto via. Io strappo la carta quando quello che ci ho scritto sopra mi irrita. Io lancio le cose contro il muro quando non mi piacciono. Io non ho spazio, eppure lo trovo sempre. In quel disordine so esattamente dove sono, so esattamente cosa ho intorno.
Un punto per te, però, perché le emozioni disordinate sono un casino e per quelle un po’ di disciplina mi farebbe comodo.
Disciplina; è forse questa la parola che ti tiene in piedi? La disciplina porta a grandi risultati, non è così? Tu lo sai meglio di tutti dove ti ha portato questa dote, questa capacità di sfinirti per fare tutto nella maniera giusta.
Ma che cosa sarà giusto in questo mare di caos?
Mi chiedo chi di noi due può navigare meglio? Tu, che cerchi la soluzione pratica e razionale? Io, che mi lascio portare dalla corrente delle emozioni perché non mi fido di nessuno se non delle mie viscere?
Non conosco la risposta. Ma io so una cosa, io ho sempre fatto posto per te. Anche quando non c’era spazio, anche quando mi stavo infliggendo il dolore più forte della mia vita. Io ho sempre accettato di farti spazio.
Per questo adesso ho bisogno di quella pace, capisci?
Io me la sono meritata, quella pace. Me li sono meritati un paio di occhi che dentro non hanno nulla se non immensa purezza.
Mi sono meritata quella sensazione sconosciuta, quella di avere per una volta la terra sotto i piedi. Mi sono meritata il cessare di quel continuo e straziante pianto disperato che mi scuoteva ogni singola notte.
Mi sono guadagnata la capacità di dormire serena, senza tremare, senza cercare l’ombra di un fantasma tra le lenzuola.
E ora, ora che sono a un passo dal convincermi che questa è la mia prossima mossa; che questa è la mia scelta e la mia azione; che questa è la volta in cui non guardo più indietro, tu sei lì.
Sei lì, poggiato contro la parete, lontano da tutti come sempre, quel tanto che basta per tenere sotto controllo la situazione.
Tu e il tuo maledetto controllo.
Sei lì e ti arroghi il diritto di guardarmi.
Non se n’è ancora accorto nessuno, loro sono tutti in armonia, fluttuano su questa nuvola e io sento quasi che per me non c’è davvero posto.
Uso tutte le mie forze per dare un altro sguardo alla mia fonte di quiete, e la vedo, la vedo quella versione di me, quella che sceglie la pace, quella che fa la scelta egoista.
Però, tu sei il mio maledetto però. Il mio “se” e tutti i miei “ma”.
Però tu mi stai guardando, e a me si ribalta lo stomaco.
Ti odio. Odio la capacità che hai di smontarmi, pezzo dopo pezzo, davanti a tutti.
Odio il pianto che mi risale subito la gola al pensiero di averti a qualche metro di distanza e saperti comunque inavvicinabile. Inaccessibile.
Odio quello sguardo lacerante che mi lanci addosso. Se mi trafiggessero con una lama, sembrerebbe quasi una carezza.
Tu mi hai sempre fatto più male di tutto, eppure, quando mi ritrovavo nel freddo buio dei miei pensieri più terribili, tu eri la mia unica luce.
Anche adesso, mentre sono seduta e fingo di respirare, le gambe e le mani tremano al pensiero che a pochi passi da me ci sono le uniche paia di braccia in cui posso crollare. Quelle braccia che hanno tenuto insieme tutti i frammenti del mio cuore calpestato, le stesse braccia che mi fanno mancare l’aria.
Ti odio.
Odio che tu sia per me il veleno e l’antidoto.
Per questo, per questo fastidio che mi brucia nelle vene, mi scuso con tutti, mi scuso con l’unica persona che mi perdonerebbe qualsiasi cosa perché mi conosce più di quanto mi conosca io, e mi alzo.
Perché te lo devo dire, io ti devo dire quanto mi fa incazzare quello sguardo che hai. Io ti devo dire che non ti sopporto, che mi devi lasciar perdere, che devi lasciarmi scegliere la strada facile, quella col sole. Io devo, forse ancora una volta, supplicarti di smetterla. Smetterla di attirarmi a te come una calamita solo perché siamo fatti così. Perché io non voglio.
“Puoi sempre scegliere la tua prossima mossa.” Sono sempre le tue parole, quelle che devo usare adesso, puntarle contro il tuo petto come un coltello. Dimostrare a te e a me stessa che posso davvero scegliere cosa credo sia meglio per me.
Dimostrarti che posso smettere di scegliere te anche quando tutto sembra volermi spingere in quella situazione.
“Siamo noi gli autori del nostro destino.” Così mi hai detto, no? Forse è quella cazzata che ti sei raccontato per non fare i conti col fatto che di razionale tra noi due non c’è mai stato nulla, che quel controllo che tanto ti piace in realtà non è altro che finzione, solo una delle facce che ha la tua arroganza, il tuo maledetto bisogno di programmare la tua vita.
Perché tu hai un piano a, b, c. Tu avrai piani dalla a alla z.
Io no, io i piani non li voglio, non ho tempo per quelli.
Non sono brava con le cose preparate, a me piace improvvisare, piace fidarmi di quanto forte mi batte il cuore nel petto.
Dovrei farlo ora? Tutto il mio corpo mi manda segnali, mi supplica di tornare indietro, di correre tra le braccia del mio angelo e dimenticarti per sempre, mettere a tacere quella tua stramaledetta voce che rimbomba nella mia testa, strappare via il ricordo del fuoco dei tuoi occhi su di me.
E lo dovrei fare, lo devo fare. Sono ancora in tempo.
Voglio solo dirtelo, devo dirtelo, devo dirti che tra te e lui, io scelgo lui. Io scelgo me, perché vengo prima io, per una volta nella mia vita, voglio mettermi al primo posto.
Non mi sorprendo troppo quando, percorrendo il corridoio per fingere di andare in bagno, sento i tuoi passi seguire i miei.
Eccola, di nuovo quella fottuta arroganza che ti fa credere io abbia davvero voglia di parlarti.
Mi fermo quando siamo abbastanza lontani, abbastanza nascosti per farti vedere i mostri che tiri fuori da me al mero odore del tuo profumo.
Sono spalle al muro, perché le mie gambe stanno per cedere, come il mio povero cuore che scalpita nel tentativo di scappare.
Non riesco neanche a prendere un respiro normale, mi si spezza in gola, mentre cerco di non piangere. Mi sono ripromessa di non piangere per te, eppure, guarda quanto sei bravo a farmi infrangere anche questo voto.
Ti guardo, mi concedo di guardarti negli occhi e forse per la prima volta non sono la sola ad avere paura, sembri terrorizzato anche tu.
Ti sta bene. Te lo meriti, perché sono solo lo specchio di quello sguardo che tu hai sempre riservato a me, quello sguardo in grado di indagare la mia anima come un coltello.
Il mio corpo è avvolto da un tremore senza precedenti e tu sembri voler allungare le dita verso di me.
Certo, se mi toccassi ora, diventerei creta nelle tue mani e questo lo sai.
Per un secondo penso di volerti colpire, di volerti fare fisicamente male, per farti capire che ci sono, che non puoi liberarti di me, così come tu non mi hai permesso di liberarmi di te.
«Voglio la tua onestà assoluta. Dieci minuti di onestà. Pensi di poterlo fare?» Non riconosco nemmeno la mia voce. Chi è questa donna? Cosa le hai fatto di così profondo per ridurla così?
La tua risposta è secca, asciutta. «D’accordo.»
«Tu mi distruggi. Ogni secondo, ogni singolo attimo, che tu sia qui vicino o dall’altro capo del mondo. Mi spezzi. Questo amore che sento, è qualcosa di cui ho bisogno e qualcosa che al tempo stesso odio con tutto il mio essere. Mi fai sentire stupida, completamente persa e l’attimo dopo invece, sento che sotto il tuo sguardo sono la versione migliore di me. Tu mi fai mettere tutto in discussione e questo mi spinge a volerti ancora di più. A un certo punto penso che non posso vivere senza il tuo sguardo su di me, penso di non essere in grado di respirare in modo autonomo quando non ci sei. Questo è il potere che eserciti su di me. Lo capisci?»
Per un momento, lo sguardo fiero che ti aleggia negli occhi sembra svanire. Per un momento la vedo, quella parte vulnerabile. Quella che tenti di seppellire da quando ne hai memoria.
«Io non ho mai voluto farti del male.» Le tue parole sono strozzate e senza che possa davvero farne a meno, mi viene da piangere. Perché di te odio tante cose, ma odio di più vederti soffrire. «Però capisco perfettamente quello che ti sto facendo, perché è la stessa cosa che tu fai a me.»
Ti lascio continuare, lascio aperta la porta a quel disperato bisogno che hai di sentirti te stesso.
«Mi fai sentire come se valessi davvero qualcosa e l’attimo dopo ho l’impressione di bruciare tra le fiamme dell’inferno. Non riesco a non domandarmi se ogni tanto mi pensi, se il tuo respiro si spezza quando senti il mio nome, se quando ridi con lui un po’ ti manco. Ogni tanto penso di non essere mai stato una vera opzione per te.»
«Questa è l’origine del problema! Per me non c’erano altre opzioni al di fuori di te! Poi hai deciso di diventare una condanna e non una scelta, quando hai smesso di farti sentire, quando mi hai lasciata da sola a capire cosa mi stava succedendo! Se pensi che lui sia la scelta giusta per me, anzi, se credi che io non abbia mai avuto due possibilità, che cosa vuoi da me? Perché mi guardi così?»
«Per lo stesso motivo che ti ha portata qui, a nasconderti da quel sole che tanto rincorri per stare con me. Perché non sei con lui? Se vuoi davvero la pace, i fiori, la poesia, la tranquillità, ti trovi nel posto sbagliato. Io sono tutto quello che lui non è. Lui è tutto quello di cui hai bisogno.» Fai un passo verso di me, lo spazio è quasi finito e io sto respirando dal tuo stesso respiro.
«La vuoi davvero quella pace? Pensi di potercela fare a nascondere questo tormento che ti porti dietro?»
«Lo sai che non è così semplice, sei il primo a essersi nascosto dentro quel tormento per spingermi via. Non si tratta di quello che voglio, ma di ciò di cui ho più bisogno e il fatto che tu me lo stia anche solo dicendo in questo modo è assurdo, mi stai spezzando di nuovo, mi vuoi mandare in crisi? Ti appaga vedermi struggermi per te? Perché io non ti sopporto, ti odio! Odio il modo in cui mi trasformo per colpa tua. Hai capito? Ti odio cazzo, ti odio.» Sono furiosa, la voce che esce dalla mia gola graffiata sembra quella di un’altra. Le mie mani si stringono in due pugni, e l’attimo dopo li sto battendo contro il tuo petto. Me la voglio prendere con te per non avercela con me stessa.
Tu non fai niente, non ti muovi, non indietreggi nemmeno di un passo. Mi guardi cadere a pezzi per l’ennesima volta.
«Posso sopportarlo, se ti fa stare meglio, posso prenderlo e berlo questo odio, tiralo fuori, dallo a me e vai a prenderti quello che meriti.»
Solo tu hai la capacità di farmi infuriare ancora di più quando penso di aver già oltrepassato il limite.
«Lo vedi? Fai sempre così, lo fai tutte le volte! Ti prendi sempre il peso degli altri sulle spalle, loro vivono la loro vita e tu ne paghi le conseguenze. Ma quand’è che scegli di prendere qualcosa perché sei tu a volerla? Quando!? Mi fai male, mi fai male! Ti odio, perché non so dove metterlo tutto questo amore per te! Non so come gestirlo, non so più trattenerlo o reprimerlo. L’amore non è fatto per un individuo solo, esiste per essere condiviso, e tu non lo vuoi accettare. Io non so più dove metterlo, mi sta soffocando e tu non- tu non ci sei! Non lo capisci, non ti capaciti del fatto che qualcuno possa amarti così tanto. Non riesci ad accettare che io sia disposta a morire per te, a uccidere per te, senza pensarci due volte. Come se questo non mi terrorizzasse!»
«Io non me lo merito.»
«Idiota! Sei un fottuto idiota! Cosa c’è, perché pensi di dovertelo meritare questo amore? Perché te lo dovresti guadagnare? Io ti amo per quello che sei, ti ho sempre amato di più quando non riuscivi a vederti come ti vedo io. Perché mi mandi via?»
«Perché io non sono la scelta sicura! Io sono tutto quello che temi e tu sei tutto quello che temo. Sei troppo luminosa, mi infastidisci, mi infastidisce il modo in cui sai leggermi anche se non ti faccio entrare. Odio le tue maledette parole perfette perché sono una freccia scoccata per centrare il mio cuore. Odio vederti così per colpa mia e quando so di non poterlo evitare. Perciò non stare qui, non lasciarmi vedere ancora una volta il modo in cui sei disposta a farti a pezzi per me.»
Sei stanco, la schiena non è più dritta, le spalle sono ricurve verso l’interno, come se volessi coprire il cuore.
Decido di non poter controllare le decisioni. Ti lascio bruciarmi ancora una volta quando la mia mano si poggia sulla tua guancia e tu sembri quello che dovresti essere, un giovane uomo, forse un po’ troppo duro con se stesso.
«Io mi faccio a pezzi per te, solamente perchè l’unico a saper rimettere tutto insieme, sei tu. Tu commetti un grande errore quando pensi che io conosca l’equilibrio. Non è così. Io sono il riflesso di quello che sei, tu rifletti quello che sono. Non siamo in grado di accettare noi stessi finché non ci accorgiamo che l’altro si detesta per questo. Tu, mi rimetti in sesto. Se mi lasciassi fare lo stesso…»
«Tu sei più forte di me.»
«Io sono forte per te. Tu sei stabile per me. Io conosco le parole per te, tu conosci i suoni per me.»
«Smettila di guardare dentro di me così bene.» Questa volta stai ridendo e piangendo.
«Come faccio a smettere di essere me?»
Lo vedo, vedo la resa nei tuoi occhi, probabilmente è il riflesso della mia. Lo capisco quando mi chiudi tra le tue braccia, quando il mio petto combacia quasi con il tuo abbastanza da avvicinare i nostri cuori. Tu inspiri, io espiro.
L’accettazione era la nostra unica scelta dal primo momento, e tutto quel tormento scivola via, nel momento esatto in cui entrambi accettiamo di essere una cosa sola, di Essere. Non sei mai stato la mia scelta, perché non si può scegliere qualcosa che è già dentro di noi. Si può solamente ricomporre, così da tornare a casa, dentro l’altro, dentro l’Uno. 

Odi et Amo testo di Michela Di Napoli
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